
Il nostro carattere, il nostro modo di fare e di osservare la vita dipendono purtroppo o per fortuna dall’educazione che ci è stata impartita sin da quando ci trovavamo nella pancia, o per meglio dire da come i nostri genitori si sono sempre comportati con noi.Troppo spesso in giro osserviamo genitori che urlano ai loro bambini, che promettono regali incambio di un esercizio di matematica in più, che ascoltano poco le loro esigenze, che sono troppo apprensivi o che concedono ore ed ore davanti alla tv pur di non sentire il loro pianto. Tutti questi comportamenti determinano il carattere del proprio bimbo in tutte le sue sfaccettature. Parliamo di alcuni errori comuni e delle loro conseguenze, spesso ignorate.
Perché è importante cullare e coccolare i bambini dopo la
nascita?
Il feto all’interno della pancia è abituato ad un ambiente caldo e confortevole che lo accoglie per nove mesi, non pensiamo quindi che una volta venuto al mondo questo possa subito a meno del calore umano. L’abbraccio, le coccole, le carezze, il caldo, il profumo concorrono a creare sicurezza nel bambino. Anche il modo di parlare e di canticchiare del genitore possono determinare in futuro un atteggiamento più tranquillo o più scontroso.

Prendiamo in considerazione il gioco. Secondo voi è giusto privare un bambino di un anno di gioco all’asilo pur di frequentare il prima possibile la scuola primaria? Secondo molti no. Il bambino ha bisogno di giocare, scoprire, costruire, smontare, strappare e disegnare,altrimenti da grande si ritroverà privato di un infanzia e potrebbe non essere mai totalmente adulto e responsabile, perché spesso cercherà la via più divertente, che all’età di cinque anni gli è stata sottratta. Parliamo invece della lettura delle fiabe, una bellissima abitudine serale che troppi genitori stanno perdendo sia per il poco tempo, sia per la poca voglia. L’idea del tempo che scorre e l’ attesa di scoprire come finirà la storia insegneranno al bambino la dote della pazienza e della comprensione, la presenza di un mostro da sconfiggere e le prove da superare insegneranno che nella vita niente è semplice e nulla è dovuto, la vittoria del protagonista trasmetterà invece la sicurezza che, anche dalle situazioni peggiori, si può uscire da vincitori.

Parliamo invece dell’ ambito scolastico. L’ idea di “responsabilità”dipende anche dalla gestione dei compiti da parte dei genitori. Meglio lasciar studiare il bambino da solo e osservarlo, a volte, piuttosto che sedersi accanto a lui dalle due di pomeriggio alle otto seguendolo in ogni esercizio, non permettendogli di sbagliare, cercare una soluzione, risolvere o beccarsi un rimprovero dalla maestra per non aver svolto tutti i compiti. Il paragonarsi ai propri coetanei è una fase fondamentale della crescita (e anche della vita adulta) e differenzia una persona sicura di sè e incurante del giudizio altrui, da una persona che al primo errore entra in crisi. Molti pedagoghi cercano di spiegare a genitori troppo oppressivi che ogni bambino è fatto a modo suo, che può avere dei momenti no, delle lacune, delle incertezze, dei dubbi, ma non per questo devono farli sentire inferiori, con frasi del tipo“il tuo amico ci è riuscito, perché tu no?”, usare piuttosto “questa volta non ce l’ hai fatta, la prossima volta ti riuscirà meglio“. Bisogna trovare il giusto equilibrio.
Ricordiamo però che non basta evitare paragonare il proprio bimbo ad un amico, ma è utile soprattutto complimentarsi con lui per i piccoli passi avanti quotidiani e spronarlo a fare sempre di più. Di contro impariamo anche a dire di no ai figli. Insegniamo loro che non siamo dei dittatori, ma che viviamo in una comunità in cui si dialoga, si pianifica e si decide insieme. Basta “piccoli mafiosetti” per strada!
Aurora di Maria