La violenza contro le donne basata sul genere è ritenuta una violazione dei diritti umani, il fenomeno che ne consegue è il femminicidio.
Cosa intendiamo per femminicidio?
É un “termine con il quale si indicano tutte le forme di violenza contro la donna in quanto donna, praticate attraverso diverse condotte misogine (maltrattamenti, abusi sessuali, violenza fisica o psicologica), che possono culminare nell’omicidio. Questo tipo di violenza affonda le sue radici nel maschilismo e nella cultura della discriminazione e della sottomissione femminile: le donne che si ribellano al ruolo sociale loro imposto dal marito, dal padre, dal fidanzato vengono maltrattate o uccise.” (fonte treccani.it)
La violenza sulle donne è così frequente da essere discussa quotidianamente, tuttavia l’impegno dei governi sembra non essere sufficiente da arginare questo grave problema.
Dei dati raccolti nel 2015 dimostrano che in Europa almeno una donna su tre, quindi il 33% delle intervistate, ha dichiarato di aver subito nella vita a partire dai 15 anni almeno un caso di violenza fisica o sessuale, e una donna su 20 ha affermato di aver subito uno stupro. Anche in Italia i dati sono preoccupanti, infatti il 31,5% delle donne nella fascia d’età che va dai 16 ai 70 anni (6 milioni 788 mila) ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subito violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) è stata vittima di stupro (652 mila) e tentato stupro (746 mila).
Abbiamo dei casi di femminicidio abbastanza recenti come quello di Piera Napoli, cantante neomelodica di 32 anni uccisa dal marito con 40 coltellate a inizio Febbraio, di Roberta Siragusa, ragazza di 17 anni uccisa dal fidanzato a Gennaio, o ancora di Agitu Gudeta, donna uccisa da un suo collaboratore.
Il lockdown, dovuto al Covid-19, ha peggiorato la situazione: nel periodo tra Marzo e Giugno 2020 le telefonate al numero verde anti-violenza e stalking sono state 1522, infatti secondo l’ONU dallo scoppio della pandemia la violenza sulle donne è aumentata del 20%.
Le donne, come dimostrano le chiamate al numero verde, provano a cercare aiuto ma spesso non vengono ascoltate.
Gli strumenti più importanti sono i centri anti-violenza che restano bloccati per mancanza di fondi e per problemi burocratici, infatti secondo l’ActionAid Italia si spende una cifra davvero minima per l’assistenza alla donne colpite dalla violenza maschile.
Come possiamo sconfiggere questo fenomeno?
Fermare la violenza sulle donne è una lotta difficile e quotidiana, che affrontiamo con azioni di prevenzione come:
- politiche sociali che promuovono l’uguaglianza di genere;
- educazione sessuale nelle scuole;
- la denuncia, cosa che purtroppo spesso non avviene, infatti sono tante le donne che intimorite dalle conseguenze scelgono di non farlo. Per questo motivo sono stati creati i Centri antiviolenza, che sono postazioni di civiltà che vanno sostenute e supportate specialmente dai governi.
Per mantenere viva la memoria di tutte le donne vittime di violenza di genere è stato proclamato l’Orange Day, il 25 di ogni mese, durante il quale si invita a indossare un capo di colore arancione.
Ma la lotta contro la violenza sulle donne va combattuta ogni giorno, cercando quotidianamente di porre attenzione ai segnali che vengono trasmessi da chi ci sta vicino, intervenendo e non ignorando le situazioni di pericolo e sensibilizzando ogni volta che è possibile.
Fonte: http://www.caritasroma.it/2020/05/violenza-sulle-donne-non-e-colpa-del-lockdown/
